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Segna-Libri: “Mi troverai nel fuoco”


Robert Lowry "Mi troverai nel fuoco"

Questo romanzo è stato pubblicato in Italia nel 1950 e attualmente si trova in commercio solo on line e usato. E’ davvero un peccato che un’opera così potente giaccia dimenticata nei depositi , sulle bancarelle o in vecchie librerie, perché è un romanzo che sollecita senza appello una domanda per nulla banale, all’apparenza innocua: chi sono? Come e quando il mio “vero Sé” si rivela a me?

Già il titolo ci parla di una narrativa cruda, oserei dire spietata, che nulla lascia alla retorica, ai buoni sentimenti,alla ricerca di sé edulcorata dalla buona educazione.

Nel corso di una settimana si intrecciano le vite di quattro persone, ciascuna provata dalla vita in modo diverso, tutte accomunate dal tentativo di fuggire da sé e dal dolore di cui si sentono impregnati.

Jim Miller, il protagonista, reduce dalla guerra, provato nel fisico – ha perso una gamba- e con l’animo denso di colpa, torna nella provinciale e dimenticata Doanville e vi incontra Petey Jordan, studentessa diciassettenne, ingenua e sopraffatta dalla vita di provincia. La più cara amica di Petey è Genevieve Aronson, che cerca di coprire il suo senso di fallimento personale con la vita intellettuale ed intenti educativi, infine Len Sharpe, il ragazzo nero e umiliato, che Genevieve inserisce nella cerchia delle persone cui si dedica. La vita di questi quattro personaggi si intreccia in vissuti sempre più caotici , il cui significato sembra lontano e inafferrabile. Sarà Len, che al colmo del risentimento per gli oltraggi subiti, agirà le passioni primordiali e il dolore da cui tutti i personaggi tentano di fuggire e di cui alla fine subiranno gli effetti devastanti. A prezzo di grande sofferenza i quattro protagonisti si troveranno di fronte all’illusorietà di poter disertare la propria vita, di fuggire dal proprio mondo interiore, dal proprio mondo emotivo. Abbandoneranno se stessi al caos, alla devastazione dell’incendio. Se le emozioni segnalano un cambiamento, un segnale da comprendere per dare senso e direzione alla vita, solo le emozioni riconosciute e accettate conducono al pensiero, alla possibilità di far emergere il proprio mondo interiore, di renderlo pensabile e intellegibile.

I quattro personaggi, di fronte alla devastazione di emozioni agite senza filtro, non potranno fare altro che fermarsi e accettare la propria realtà, il proprio essere per poter vivere prima di tutto con se stessi e forse accedere – purificati- ad un cambiamento.

“Ma ora nulla più ha un senso. Non mi sembra nemmeno più di essere qui! Non rimane che il vuoto involucro; la vera parte di me è fuggita. Ma dove è andata? Che è successo a Petey Jordan? Guarda, devo perfino chiamarmi per nome e cognome, se voglio essere certa che è veramente a me che parlo!”






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