• Sabrina Ciuffreda

Segna-Libri: “La nemica”


Graziano Graziani Taccuino delle piccole occupazioni Libroterapia.net

Iréne Némirovsky "La nemica"


Il rapporto madre-figlia è lungamente esplorato nei romanzi della Nemirovsky, specchio del bisogno dell’Autrice di elaborare e rivisitare il disastroso rapporto con la propria madre.

In questo romanzo Francine è la madre giovane, bella, ambiziosa, di umili origini e grandi aspirazioni, che vuole farsi strada sfruttando il suo aspetto, la sua avvenenza: la vita spensierata, i flirt, gli amanti sono per lei un richiamo irresistibile. Francine ha due figlie e un marito lontano, che lascia vuoto un posto che rende Francine libera di esercitare il suo fascino, di procurarsi amanti che soddisfano il suo desiderio di possedere belle cose, vestiti eleganti e che le permettono di frequentare i posti lussuosi riservati ai ricchi.

Le due figlie, Michette e Gabry, affidate ad una governante distratta oppure al seguito della madre che, in compagnia dei suoi ammiratori a stento volge loro una sguardo distratto, trascorrono molto tempo sole: Francine le trascura, le ignora, non le protegge. La tragedia non tarda, Michette muore, vittima di un incidente domestico.

L’odio verso la madre esplode in Gabry, che la ritiene responsabile della morte della sorella. Trasformatasi da bambina taciturna in splendida adolescente, Gabry dà piena attuazione all’odio e si vendica nel modo più crudele. Ma di tanto risentimento, rancore, desiderio di vendetta resterà vittima lei stessa.

Non c’è resurrezione in questa storia, non c’è perdono.

Nemirovsky non lascia possibilità di salvezza. La mancanza di amore, la trascuratezza della madre, assorbita da sé e dai suoi bisogni, lascia la figlia in balia della sua stessa ostilità, traccia un solco profondo, un vuoto fatale, che rende inaccessibile l’empatia, il calore del vero contatto umano. Qualsiasi tentativo di sintonia tra madre e figlia fallisce. Gabry “sa” quanto la madre sia la prima vera vittima della propria incapacità di amare, ma il suo affetto è spento, la sua comprensione è solo intellettuale e si vela delle tinte fosche del trionfo, che la sua giovinezza permette nel momento in cui si offusca la bellezza in declino della madre. Gabry è incapace di compassione e partecipazione emotiva e, senza questi sentimenti, la strada che conduce al perdono è impervia e impraticabile.

La ragazza si lancia in una vendetta priva di speranza, che nel finale tragico rivelerà la sua inutilità e il suo risvolto distruttivo.

“I figli iniziano amando i loro genitori, poi li giudicano, quasi mai li perdonano”



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