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Segna-Libri: “Febbre”


Graziano Graziani Taccuino delle piccole occupazioni Libroterapia.net

Jonathan Bazzi "Febbre"

Questo è un libro che parla dei nostri pregiudizi e di come sia possibile attraversarli e uscrirne con nuove consapevolezze. Jonathan, un giovane uomo di 31 anni, si ammala di una febbre che non passa: cercando di conoscerne la causa, egli ripercorre la propria vita da quando ancora ragazzo viveva con i genitori, prima insieme e poi separatamente; lo sfondo è Milano con i suoi molti volti: la periferia, che accoglie una popolazione eterogenea che parla una varietà di lingue –napoletano, milanese, siciliano e altro – accomunata dal desiderio di riscatto e la Milano “bene”, dove il padre vive una vita al di sopra delle sue possibilità, non esitando a ricorrere al conto corrente del figlio per soddisfare desideri che attribuisce a lui. La madre, a tratti adulta a tratti bambina, si unisce a uomini di cui desidera la protezione e che le fanno credere di sapere chi lei sia. Jonathan cresce in questo universo variegato, cercando di trovare una propria forma che non corrisponde a quella che i genitori hanno pensato per lui e avverte dentro di sé una diversità a cui non riesce a dare un nome. Nel presente del racconto, Jonathan è in preda ad una febbre persistente che non sembra dargli scampo: passa da visite specialistiche al parere di medici e amici, al supporto della rete; egli ricerca, insieme ad un modo di uscire dalla situazione, anche un suo personale modo di salvarsi e dare senso alla propria vita: come poter rileggere la propria storia dando valore alla sua unicita’. Nello scoprirsi sieropositivo, Jonathan riscopre le relazioni di coloro che gli sono rimasti accanto, la madre e il suo compagno Marcus, esplorando cosa significa riconoscere ed esprimere quella diversità che lo abita da sempre: dall’infanzia nelle liti feroci dei suoi genitori , all’adolescenza nei primi amori, alla storia con Marius e al loro amore. La malattia diventa per il protagonista l’occasione per ritrovare parti autentiche di sé che pensava perdute e la scrittura diviene un modo per cercare salvezza nel coraggio di guardarsi con autenticità.

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