• Sara Di Crescenzio

Crescere giovani lettori: il valore affettivo della lettura


Graziano Graziani Taccuino delle piccole occupazioni Libroterapia.net

Da qualche anno mi occupo di progetti legati alla lettura e di quella che viene indicata come “educazione alla lettura” o “promozione della lettura”. Malgrado la pratica sia molto diffusa, non riesco a trovare l’etichetta giusta da attaccare a quello che faccio, forse perché le etichette sono per loro natura limitanti e la lettura mi sembra un qualcosa di sconfinato e difficilmente definibile. Di una cosa però sono certa (perché lo dicono i neuro scienziati): la lettura non è geneticamente trasmissibile; eppure continuiamo ad insegnare ai bambini ed alle bambine a leggere con sempre maggiore impegno, quindi credo sia importante riflettere sulle nostre motivazioni.

Capita spesso che genitori ed amici si rivolgano a me per scegliere il libro giusto da leggere ai loro figli oppure che, molto semplicemente, mi pongano la domanda più difficile del mondo: “Sara, come faccio a far amare la lettura a mio figlio o a mia figlia?”.

Eh, come si fa? Me lo chiedono in tanti e, nel mio processo di ricerca della risposta perfetta, che comunque non esiste, sono partita da me stessa e da quella che è stata la mia esperienza. Come sono diventata io una lettrice? Cos’è che ha fatto di me un’avida consumatrice di storie? Ho sempre letto così tanto in ogni momento della mia vita? Per rispondere all’annosa domanda genitoriale quindi, partirò da me e dalla mia esperienza, vi racconterò cosa ha funzionato per me e vi inviterò a porvi domande nuove.


Mio padre è sempre stato un avido lettore, me lo ricordo sdraiato a leggere al sole e, soprattutto, me lo ricordo seduto sul mio letto a leggermi i romanzi della buonanotte. Ricordo anche come Robinson Crusoe, solo in terra selvaggia, mi abbia causato incubi tremendi seguiti dalla mia richiesta di cambiare lettura. L’unico albo illustrato che ho visto da bambina è stata un’edizione pop-up di Hansel e Gretel che mi lasciò talmente atterrita da convincermi a non entrare più nella stanza dove sapevo che mia nonna custodiva il libro. Quando ho imparato a leggere poi, ho iniziato a ricevere in dono libri di vario genere, ma i miei preferiti erano i libro game o i gialli. Crescendo ho avuto fasi in cui ho letto molto e periodi di quasi totale astinenza; ho cambiato gusti di lettura ed ho assecondato le mie necessità leggendo saggi per motivi di studio o libri definiti chick-lit quando avevo bisogno di leggerezza.


In queste 10 righe vi ho raccontato sommariamente la mia esperienza di lettrice, notate somiglianze con la vostra? Pensate di riconoscere una sorta di ricetta per diventare o crescere giovani lettori? Forse sì o forse no.


Tanto per cominciare, ritengo sia importante cambiare il paradigma: pensate veramente che sia possibile imporre l’amore per qualcosa? A mio avviso, quello che possiamo fare noi, come adulti, è sicuramente dare il buon esempio attraverso le nostre azioni limitando al massimo la quantità di parole e commenti che ruotano attorno alla pratica della lettura perché, diciamocelo chiaramente, le prediche danno fastidio a tutti e sono deleterie a qualsiasi età. Quindi vi faccio una domanda scomoda: i vostri figli vi vedono mai leggere? Ma soprattutto, qual è la ragione per cui volete avvicinarli alla lettura? Se lo fate solo perché avete sentito dire che fa bene, lasciate perdere, non funziona così. Se voi per primi non date importanza alla lettura credo che sarà molto difficile che lo facciano i vostri figli e badate bene, non c’è nulla di male nel non amare i libri, l’unico problema sta nel non essere autentici.


Quello che ha funzionato per me sono state le dediche su ogni libro che mi è stato regalato, sono state le storie che mi hanno donato conforto e quelle che mi hanno permesso di vivere la mia ombra senza doverne pagare le conseguenze. Se guardo i miei scaffali pieni di libri sono in grado di raccontarvi la storia di ognuno di essi; non la trama, ma la storia di come quel libro è arrivato a me. Ricordo quasi sempre chi me l’ha regalato o come e perché l’ho acquistato. Ricordo anche se l’ho letto in estate al sole o in inverno davanti al fuoco o la sera prima di dormire. Ogni libro ha per me un portato affettivo che lo rende unico.


Quello che ha funzionato per me non è detto che funzioni anche per voi o per i vostri figli. Per citare Dahl, l’unica magica medicina che posso consigliarvi è quella di mantenere sempre aperti i vostri orizzonti, di non fermarvi al primo rifiuto di un bambino o una bambina. Andate in libreria, parlate con i librai, con i bibliotecari con i vostri amici, confrontatevi e non abbiate paura di continuare a cercare finché non trovate il libro giusto per voi.


Di solito amo concludere gli articoli con dei consigli di lettura, ma oggi vi do un piccolo compito: sedetevi davanti alla vostra libreria ed ascoltate cosa vi raccontano i vostri libri. Se invece volete leggere per qualcun altro, magari molto più piccolo di voi, il compito che vi do è cercare un albo che sareste pronti a rileggere ogni giorno più volte al giorno senza mai annoiarvi.

Buon lavoro!


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