• Sabrina Ciuffreda

Segna-libri: "La prima regola di Clay"


Giuseppe Munforte "La prima regola di Clay"

Intenso, drammatico, struggente, il romanzo narra la storia di un ragazzo di periferia, un boxer con un talento naturale tale da far sperare in un futuro persino simile a quello del grande campione di pugilato, da cui il soprannome, Clay. Ma il talento non basta a redimere la storia di questo ragazzo dell’hinterland milanese, con i condomini a torre, i giardinetti desolati con panchine nude, le tute appese ai balconi e la fabbrica, la fabbrica di vernici che insieme al lavoro porta il suo carico di malattia e di morte. Il padre di Clay, che pure aveva tentato di denunciarne la morbosità, muore per le esalazioni venefiche e il figlio, vent’anni, lascia che la rabbia distrugga la vita di uno dei medici conniventi con i padroni della fabbrica: lo uccide a pugni. Ma con quella del medico Clay distrugge la propria vita e cambia per sempre quella dei suoi cari, della madre che quasi impazzisce per il dolore, della sorella, che ancora quasi bambina dovrà maturare in fretta. Unica nota di incerta speranza l’amore che nasce tra Vera, la sorella di Clay appunto, e il giovane narratore, che condivideva con Clay la passione per il pugilato. Il narratore attraversato dal dramma dell’amico, conscio delle insidie insite in quella periferia che può distruggere qualsiasi occasione la vita possa offrire, sembra trovare rifugio, fuga e forse redenzione nei libri che legge senza sosta e nell’amore limpido e “randagio” per Vera.

“…in nessuno di coloro che nascono con un grande vantaggio, ho visto tracce dell’atto gratuito che può il talento”, gratuito certo, ma fragile, insidiato, sottoposto a mille inganni e a volte –purtroppo- sconfitto. Il linguaggio limpido, tagliente, mai banale dell’Autore permette a chi legge di immergersi, certo con dolore, in tanta giovinezza distrutta, nell’incertezza di vite in pericolo.

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