• Sabrina Ciuffreda

Segna-libri: "Lacci"


Domenico Starnone "Lacci"

“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”…è l’incipit ironico e travolgente con cui Starnone apre un romanzo appassionato sulla famiglia, intrigante come un giallo, intenso come sanno esserlo solo i temi che toccano le corde profonde della psiche dell’Uomo.

Cosa lega un uomo ad una donna…cosa succede dopo un abbandono…e i figli? Come saranno le loro vite…in che modo l’esperienza familiare inciderà la loro personalità, guiderà le loro scelte, i loro affetti, in che modo la separazione prima e un riavvicinamento doloroso e incompiuto poi, lascerà in loro una rabbiosa, dolorosa, impossibilità di vivere, di gioire, di essere futuro?

Sono questi i temi che sottendono la trama che Starnone ci propone con grande maestria , trama che racconta di vissuti inconciliabili, di ferite inferte e subite, di un ordine mirabilmente costruito che richiede il sacrificio di tutti i familiari per essere mantenuto e che solo un gesto finalmente autentico e liberatorio porterà a spezzare per ristabilire autenticità e finalmente-forse- possibilità di amare e di farsi amare.

Se la personalità umana è in continua tensione tra l’individuazione, cioè la capacità di dare potere al proprio mondo interiore per affermare se stessi e il togliersi potere per fare posto all’Altro, quindi alla possibilità di una relazione, vediamo che Aldo- il protagonista, il marito- per affermarsi allontana l’Altro, cioè Vanda, la moglie, e poi si lascia controllare da lei, compiacendo e soddisfacendo tutte le sue richieste. Tuttavia Aldo mantiene una sotterranea e costante ribellione, una distanza segreta e inaccessibile ( “la scatola blu”, che avrà un posto così peculiare nel romanzo) che renderà tormentato e anaffettivo il suo rapporto con la moglie e con i due figli.

Vanda per sentirsi “persona” ha bisogno dell’Altro, non sa esistere senza l’Altro e quindi controlla e strumentalizza il marito, per assicurarsi una vicinanza senza la quale per lei c’è insopportabile e insensato vuoto interiore.

I figli, Sandro e Anna, in modi diversi –uno ha 4 figli con 3 mogli diverse, l’altra rifiuta l’idea stessa di maternità, mettono in scena- con la loro vita- il “precipitato interiore” di una relazione genitoriale carica di aggressività. Aggressività manifesta nella prima parte del romanzo, poi ben celata nell’ordine perfetto della casa e quindi svelata e agita nella scena finale.

Il gatto, Labes, porta nel suo nome la tragedia che si nasconde quando i legami familiari sono Lacci, non Relazioni d’amore.

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