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Salone del Libro di Torino 2019

March 14, 2019

 

 

Avete presente quella sensazione di serpeggiante, grigia, anche un po’ rassicurante, monotonia che ogni tanti, o spesso, ci si para davanti con indicibile nitidezza?

 

Ci sono sempre mille impegni e grandi corse per stare al passo con le incombenze di tutti i giorni, ci si ritaglia qualche momento di pausa, magari un caffè con un’amica, un cinema, due chiacchiere al telefono mentre, auricolare ben posizionato, si finisce di cucinare, si guida, si cammina.

 

Ci sono le solite facce intorno a noi, la solita città, il solito lavoro e poi, stacco di scena: i viaggi, le benedette ferie che non arrivano mai e quando arrivano evaporano in un secondo e si, ci siamo riempiti gli occhi di nuove facce e nuovi luoghi, siamo più rilassati, abbronzati, in pace con noi stessi, ingrassati ma forse non basta. 

 

Ci vorrebbe una specie di scossa in grado di sconvolgerci quel tanto da farci sentire un pochino diversi da come siamo, un cambiamento di prospettiva insomma.

 

Ecco, quella sensazione l’ho provata, inaspettata, andando ad ascoltare alcuni autori a uno dei tanti festival letterari disseminati in giro per l’Italia.

Ma cosa succede se invece di quattro o cinque scrittori ne ascolto molti di più in una città come Torino, intervallando le voci degli autori con il vitello tonnato in una delle tante piole torinesi, mentre in buona compagnia parlo dell’emozione nel sentire Matt Salinger, il figlio di J.D. autore del Giovane Holden, e chissà come sarà stato crescere con un padre così, non me lo riesco nemmeno a immaginare. 

 

Si festeggerà Jack Kerouac, mi ricordo ancora la prima volta che ho letto Sulla strada e anni dopo sono andata a Parigi, alla famosa libreria Shakespeare & co., per vedere dove aveva scritto parte del libro.

Sicuramente, trotterellando in giro tra stand, incontri e scontri, mi porterò in giro il ricordo di Fernanda Pivano, così ci sarà un pochino di lei in questa mecca del libro.

 

Se tanto mi da tanto, tornerò a casa con la meravigliosa sensazione di aver speso così bene il mio tempo da, che so, non vedere più ombrelli ma piccoli fiori che sbocciano in un lampo sotto la pioggia, come in un gioco che si chiama mondo.

 

 

 

 

 

 

 

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