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Libroterapia per la prevenzione del bullismo

November 1, 2018

 

Durante lo scorso anno scolastico 2017-2018 ho realizzato un progetto di libroterapia di gruppo in un Istituto di Istruzione superiore con gli studenti delle classi prime e seconde, finalizzato alla prevenzione del fenomeno del bullismo.

L’obiettivo del progetto era quello di fornire agli studenti informazioni in merito alla personalità delle vittime di bullismo e dei bulli, approfondendo il contesto familiare e sociale di provenienza di entrambi. 

Prima di iniziare il percorso libroterapico gli studenti hanno visionato un film sul tema del bullismo, al termine della proiezione i ragazzi si sono confrontati in gruppo sull’argomento, mantenendo un atteggiamento di diffidenza verso la possibilità di aprirsi agli altri, parlando di sé.

L’incontro si è concluso con l’assegnazione del primo libro da leggere sul bullismo.

Il primo incontro di Libroterapia si è aperto con le impressioni dei partecipanti sul libro assegnato, in generale è stato caratterizzato da una graduale apertura da parte di alcuni studenti che hanno iniziato a portare in gruppo esperienze personali: la paura del giudizio da parte dell’adulto, la rabbia legata all’esperienza di non essere compresi, la paura di svelare le proprie fragilità agli altri, il dolore connesso al sentirsi privi di valore ed all’essere considerati “fessi” dagli altri, il bisogno di mostrarsi forti.

Il libroterapeuta ha assegnato il secondo libro da leggere sul tema del sul bullismo.

Nel secondo incontro libroterapico si sono palesate le dinamiche relazionali caratteristiche dei gruppi, quali la proiezione delle emozioni negative su un capro espiatorio.

Lo studente investito del ruolo di capro espiatorio del gruppo, per mezzo di una mediazione da parte del libroterapeuta, ha avuto la possibilità di esprimere i suoi vissuti interni conseguenti alle esperienze di bullismo subito, tale condivisione ha favorito la nascita di un sentimento di fiducia nel gruppo, che ha reso possibile ai singoli partecipanti iniziare a parlare delle proprie fragilità.

In particolare durante questo incontro è emerso il tema dell’esclusione sociale, della necessità di conformarsi al gruppo per non essere soli, diversi, della paura di essere criticati e del giudizio, soprattutto femminile.

Il gruppo si è aperto alla possibilità di manifestare la propria tristezza e in molteplici occasioni ha manifestato empatia verso il dolore altrui; gradualmente è diventato un luogo sicuro ed ha assunto una funzione protettiva verso le fragilità manifestate dai singoli membri. 

Nel terzo incontro abbiamo lavorato con il gruppo sulla definizione della psicologia del bullo e della vittima ed abbiamo riflettuto sui fattori protettivi rispetto alla possibilità di divenire vittime di bullismo. Gli studenti hanno manifestato spesso durante gli incontri il loro bisogno di essere visti, di sentirsi protetti dagli adulti di riferimento, anche nel contesto familiare.

All’ultimo incontro hanno partecipato soltanto gli otto studenti che hanno manifestato la volontà di fare l’esperienza della peer education, con loro abbiamo lavorato sull’individuazione e definizione dei concetti sul bullismo da diffondere durante gli incontri di peer education nelle classi non partecipanti al progetto.  

I peer educators nell’ultima settimana di scuola hanno raccontato agli altri studenti dell’Istituto ciò che hanno appreso rispetto al fenomeno del bullismo e anche le loro esperienze personali.

Dai feedback che ho ricevuto al termine del progetto, sia da parte degli studenti che degli insegnanti, è emersa una sensazione comune di fiducia nella possibilità di essere ascoltati dal gruppo, senza la paura di ricevere un giudizio negativo su di sé. 

 

 

 

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