Copyright Rachele Bindi  © 2015

PROPRIETA' INTELLETTUALE

I contenuti di questo sito sono riproducibili esclusivamente citando l’autore e la fonte, includendo un link attivo diretto alla pagina dell’articolo, e solamente per fini non commerciali.

DISCLAIMER IMMAGINI

Quasi tutte le foto o immagini presenti attualmente nel sito (ove non diversamente indicato sulla foto stessa) sono situate su internet e costituite da materiale largamente diffuso e ritenuto di pubblico dominio. Su tali foto ed immagini il sito non detiene, quindi, alcun diritto d’autore e non è intenzione dell’autore del sito di appropriarsi indebitamente di immagini di proprietà altrui, pertanto, se detenete il copyright di qualsiasi foto, immagine o oggetto presente, oggi ed in futuro, su questo sito, o per qualsiasi problema riguardante il Diritto d’Autore, inviate subito una e-mail all’indirizzo info@rachelebindi.it indicando i vs. dati e le immagini in oggetto così che si possa risolvere rapidamente il problema (ad esempio, con l’inserimento, gratuito e permanente, del nome dell’autore), oppure rimuovere definitivamente la foto (o altro).

  • Facebook B&W

There is no friend as loyal as a book

August 1, 2016

 

 

 

Il mio primo incontro con questa celebre frase di Ernest Hemingway è avvenuto grazie ad una busta di Waterstones, la libreria di Londra in Gower Street, il paradiso di ogni lettore: quattro piani di un palazzo in stile gotico Franco-Fiammingo stracolmi di libri. Uno di quei posti in cui vorresti chiuderti per sempre e non uscire mai più, per nessun motivo al mondo.

Non c’è amico più fedele di un libro, sostiene Ernest, che di libri e di amicizie (spesso tormentate e tormentose) ne sapeva. E non è difficile dargli ragione: i libri sono amici discreti, fidati e preziosi, che non ci abbandonano mai.

Ci sono libri che sono amici di infanzia: li conosciamo dalle nostre prime letture, a volte ben prima di essere capaci di distinguere una a da una o. Sono i libri che ci leggono “i grandi”, genitori nonni zii, al momento della buonanotte oppure nei pomeriggi invernali, quando fuori fa freddo e piove e non si può uscire a giocare, o quando siamo malati, e le giornate a letto non finiscono mai. E sono i libri su cui abbiamo imparato a leggere, assaporando per la prima volta l’ebbrezza dell’autonomia letteraria: i libri di lettura della scuola, o, come nel mio caso, le fiabe sonore (con libro e disco in vinile, reperti archeologici!), che portano su di sé i segni dei nostri primi sforzi libreschi e, a volte, delle nostre merende. Questi libri ci accompagnano per tutta la vita, rimangono lì, nella libreria della cameretta, magari non più in prima fila, magari ormai nascosti dietro altri più recenti, ma sempre pronti a farsi ritrovare, per uno sguardo rassicurante, per un saluto, per ricordarci che il tempo passa e cambiano le prospettive, ma non gli affetti (quello che a tre anni sembrava un tomo dell’enciclopedia britannica, più grande di noi, da sollevare con sforzo, adesso è un librino cartonato che si può prendere con una mano… ma sempre con la stessa riverenza, la tenerezza del saluto ad un amico ritrovato).

Ci sono i libri incontrati nell’adolescenza, quelli che ci hanno fatto crescere e cambiare, che ci hanno regalato un punto di vista nuovo sul mondo ed hanno dato voce ad idee diverse, impetuose ed ancora confuse. Libri che, con le loro parole cesellate, ci hanno permesso di riconoscere ed esprimere, prima di tutto a noi stessi, i nostri sentimenti più profondi (l’ebrezza dell’amore, l’abisso della disperazione, il fuoco della rabbia di fronte alle ingiustizie della vita), di dare forma compiuta alle nostre riflessioni su “la vita, la morte e l’immortalità”, di sentirci meno soli, ritrovando noi stessi tra le pagine dell’Altro. Anche a loro torniamo nel tempo, a volte con stima invariata, alla ricerca di conferme, della guida di un amico fidato, altre volte con il sorriso sulle labbra, per ritrovare le tracce della nostra perduta ingenuità.

Ci sono i libri dell’età adulta, quelli che ci preparano per la professione scelta per la vita (le sudate carte, gioia e tormento di ogni studente universitario), quelli di svago e di interesse personale, capaci di smentire la terribile teoria secondo la quale più passa il tempo e meno è facile fare amicizie. Ed è forse soprattutto in questa fase della vita che i libri si dimostrano gli amici più leali, quando le mille incombenze della quotidianità ci obbligano a ridurre dolorosamente la frequenza degli incontri, anche con le amicizie più care, pur non intaccandone la profondità. 

Perché i libri, invece, sono sempre presenti, sempre disponibili a qualunque ora del giorno e della notte, sempre pronti a venire in nostro aiuto. Non si offendono se li trascuriamo per settimane, se li chiamiamo all’ultimo momento o se li portiamo in posti noiosi. Ci fanno compagnia durante le code in banca o all’ufficio postale, facendo volare il tempo dell’attesa, trasportandoci lontano dal signore impaziente che ci sbuffa sul collo e dalle vecchiette che si azzuffano perché una di loro (nessuno saprà mai quale) non ha rispettato la fila. Ci aiutano a sopportare l’ansia prima di una visita medica o dal dentista. Pranzano con noi nei tempi stretti del lavoro, permettendoci di allontanarci di un passo dalla routine e dalle pressioni delle scadenze. Riescono a smorzare le chiacchiere, a volte invadenti, a proteggere la nostra solitudine in quei momenti in cui, di parlare, proprio non ci va. Ci aspettano a casa, quando, annientati dalla stanchezza, non desideriamo altro che una doccia, un pigiama comodo, un tea caldo con i biscotti e l’abbraccio incondizionato delle loro pagine. Vengono in nostro soccorso quando la pioggia o un contrattempo ci rovinano i progetti per la serata o il weekend: qualunque cosa accada, grazie a loro non saremo soli, non ci annoieremo.

I libri sono ottimi compagni di viaggio. Raccontano i luoghi da visitare e le loro storie, ci guidando, permettendoci di goderne a pieno. Oppure ci accompagnano silenziosamente, pronti a venire a farci compagnia nei momenti di quiete o di malinconia. Non si lamentano se li trascuriamo per giorni e giorni, magari anche per tutto il viaggio, riportandoli a casa intonsi, sanno aspettare il loro momento. E non gli importa se il viaggio che proponiamo loro è un’avventura all’altro capo del mondo o il breve tragitto quotidiano per raggiungere la scuola, l’università, il lavoro. Accompagnano gli spostamenti antelucani e serotini dei pendolari, nei vagoni stipati e maleodoranti dei treni o in bilico sugli autobus affollati, con disponibilità e generosità invariate, pronti a regalare un sorriso, una riflessione, un pensiero che arricchiscano la giornata.

Come gli amici più fidati, i libri aiutano a pensare, a riflettere, a crescere. Come gli amici più teneri accolgono, rispecchiano, consolano e donano parole al dolore, rendendolo tollerabile. E a volte, come gli amici più generosi, salvano la vita: accendendo una luce di speranza, mostrando un’altra via possibile, e persino facendo scudo con il loro corpo a coloro che li amano, come si narra sia accaduto ad alcuni soldati durante la guerra di secessione americana, protetti dalle Bibbie che portavano sul cuore dalle pallottole che li avrebbero sicuramente uccisi. Come è accaduto, per certo, alla nonna di Dario, il collega che mi ha raccontato questa storia in un pomeriggio d’estate, mostrandomi il libro ferito e la scheggia micidiale:

“La mia esistenza dipende probabilmente da un libro. Il 31 agosto 1943, giorno in cui Pisa fu devastata dai bombardamenti delle truppe alleate, la mia nonna materna Giuseppina (per tutti Giuse), allora 22enne, si trovava vicino alla stazione centrale, l'epicentro del bombardamento di quel giorno. Al momento del bombardamento, nonna fu circondata da un'esplosione di schegge di bomba. Per proteggersi, portò istintivamente al petto una valigia e, proprio davanti al cuore, un libro di letteratura italiana di De Sanctis. Una piccola scheggia di 2 cm circa la raggiunse, entrando prima nella valigia e poi all'interno del libro, dilaniandolo. La scheggia si arrestò a pochi centimetri dal petto, all'interno del libro. Se non fosse stato per quel libro sul petto, probabilmente la scheggia di bomba avrebbe ucciso mia nonna, quindi non sarebbe mai esistita mia madre, e quindi nemmeno io. Ancora conservo il libro deformato e la scheggia di bomba. Nonna non la tolse mai da dentro il libro finché da piccolo non le chiesi per quale motivo ci fosse nella libreria un vecchio libro con un buco e un pezzo di metallo all'interno. E lei mi disse allora: «Ti racconto una storia»."

Come gli amici più leali, i libri raggiungono ogni nostro pensiero, anche quelli più intimi e delicati, i recessi della mente in cui non facciamo entrare nessuno. Accompagnano ogni momento della nostra vita e, unici amici al mondo a cui è concesso, possono entrare con noi anche nella stanza della terapia, prestandoci le loro storie e le loro parole per aiutarci a raccontare di noi, a conoscerci e farci conoscere dagli altri, a scoprire nuovi modi di guardare all’esistenza, a crescere e a cambiare, a diventare davvero noi stessi. 

Un piccolo gruppo, un libro al mese. Libroterapia. There is no friend as loyal as a book.

Please reload

Search By Tags
Please reload

Archivio
Please reload

Follow Us
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square