• Rachele Bindi

Trasmettere Lettoritudine in famiglia


Graziano Graziani Taccuino delle piccole occupazioni Libroterapia.net

Cosa vuol dire educare alla lettura?

Durante i seminari di libroterapia, mentre cerco di spiegare come si possa ottenere il maggior benessere psicologico possibile fruendo di testi di narrativa, mi capita spesso che mi venga fatta questa domanda.

Sentiamo parlare tantissimo dell’educazione alla lettura, sia in ambito scolastico che nelle biblioteche e da tutti coloro che si occupano di educazione, di pedagogia e di puericultura. Se cerchiamo informazioni in merito in rete però spesso troviamo soltanto articoli che raccontano quanto sia importante leggere, senza entrare nel merito di come insegnare la passione per la lettura.

Mio figlio non legge…è un problema?

I lettori, forti o meno che siano, si preoccupano se i loro figli non leggono. Ricevo decine di mail ogni anno di persone che si chiedono se il fatto che i loro cari non leggano possa portare dei problemi, dei disagi, delle difficoltà. In fondo chi legge si preoccupa proprio perché non riesce a comprendere come sia possibile che altre persone possano non amare farlo.

Una coppia formata da un lettore ed un non lettore prima o poi si trova a confrontarsi su questo tema, tanto che due anni fa Vincent Monadé, allora presidente del Centro Nazionale per il libro a Parigi, scrisse un saggio intitolato, ironicamente ma non troppo, Come insegnare a leggere all’uomo della tua vita, uscito in Italia per Garzanti. Il testo è pieno di utilissimi consigli, peccato che non esista un unico testo del genere per insegnare a leggere ai nostri figli, ma una miriade di testi, spesso scritti per professionisti del settore, che rischiano di confondere un genitore invece di fornire delle strategie utili.

“Siamo la specie delle storie”

Tornando alla domanda: non è un “problema” vero e proprio se i nostri figli non leggono, ma è sicuramente una occasione persa. Un peccato, ecco. Consapevoli che leggere non possa essere obbligatorio, dobbiamo tenere conto che tutti gli umani hanno bisogno di storie. Joseph Gold, un autore che amo molto ma i cui testi non sono ancora stati tradotti nella nostra lingua, sostiene che “siamo la specie delle storie” e che la lettura di narrativa è “uno strumento di sopravvivenza adattivo”, “un complesso sistema di immagazzinamento di informazioni”.

Quale genitore non sarebbe dispiaciuto di vedere la sua prole rinunciare a questo strumento?

Perché educare alla lettura

Nonostante il nostro bisogno di storie, leggere non rientra tra le nostre attività biologiche spontanee, ma è un comportamento appreso.

Leggere non è affatto semplice. Le bambine ed i bambini si applicano a questo compito faticoso nel contesto della scuola e lo fanno mettendo in atto una serie di capacità percettive, spazio-temporali, mnemoniche, motorie e cognitive che richiedono una certa dose di maturità. Imparare a leggere non significa affatto appassionarsi alla lettura: la passione per le storie è slegata dalla fruizione del testo scritto. Auspicabilmente un bambino che ancora non sa leggere potrebbe già essersi appassionato a storie che gli sono state raccontate, prima, e lette, poi ed aver già avviato un suo rapporto con l’oggetto libro come contenitore di storie. Anche se ancora indecifrabili da solo.


Lettori in erba Paolo è un bambino di 4 anni. Quando entro in casa dei suoi lo vedo seduto sul pavimento, sul suo tappeto colorato, ed ha intorno a sé i suo i libri: piccoli, colorati cartonati. Sono sgualciti, strappati in parte, rovinati, scarabocchiati. Potremmo dire che sono vissuti. Appena ne prendo in mano uno, Paolo mi racconta con esattezza quale storia posso trovarci dentro. Anzi, muove le manine facendomi segno che vuole che glielo passi e mi dice che adesso me lo leggerà. Tiene il libro in mano, è capovolto ma fa lo stesso, e sfogliando le pagine mi racconta la storia contenuta nel libro, parola per parola. Ovviamente non legge, non sa ancora farlo. Quando guarda i libri, però, vede dei contenitori di storie, delle possibilità di intrattenimento, degli oggetti sociali che permettono ha chi li ha in mano di prendere parola e raccontare delle cose interessanti a chi li ascolta. Paolo ha tutte le carte in regola per diventare un lettore. Deve solo imparare a leggere e probabilmente non vede l’ora di riuscire a farlo per poter guardare dentro i libri che sono sugli scaffali della libreria di casa, che ancora nessuno ha letto per lui e con i quali non gli è permesso giocare. Genitori di futuri lettori Educare un bambino non è affatto semplice. I genitori sono spesso disorientati a causa della miriade di informazioni, spesso discordanti, che si mescolano alle consuetudini delle loro famiglie di origine e che rendono molto difficile capire come comportarsi. Educare alla lettura è uno dei compiti meno banali, perché rimette in gioco il rapporto del genitore stesso con la lettura, perché sembra essere un compito rimandabile, di cui si occuperanno gli educatori scolastici, perché richiede tempo e perché spesso nel nostro mondo iperstimolante i bambini sembrano preferire altre attività.

Cosa fare quindi? Come promuovere la fruizione narrativa nei nostri giovanissimi? Come per tutte le attività affatto facili serve impegno, continuità e magari il supporto di professionisti in grado di aiutarci in questo compito, o almeno facilitarlo per noi dandoci dei suggerimenti pratici e realmente applicabili.

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