Segna-Libri: “Unastoria”


GIPI "Unastoria"


Gipi (Gianni Pacinotti) disegna e scrive “Unastoria” dopo cinque anni di silenzio, durante i quali, pur dedicandosi al cinema, non riusciva più a disegnare. Racconta lui stesso in un’intervista che la celebrità e il successo, seguita alla partecipazione alla trasmissione televisiva “Le invasioni barbariche”, per cui Gipi aveva realizzato la sigla, lo avevano catapultato in una realtà nuova, in cui la vanità aveva preso il sopravvento sull’impegno creativo, illudendolo che avrebbe potuto colmare la sua necessità di affetto inebriandosi con la notorietà. Questo periodo invece sfociò in una profonda depressione e l’intima e sofferta esperienza permise la nascita delle tavole di “Unastoria”.

“Unastoria” sono tante storie, la prima, dal sapore appunto autobiografico, legata nel profondo all’Autore, è quella di Silvano Landi, scrittore a pezzi, del suo matrimonio finito e del suo ricovero in Psichiatria. Con questa s’intreccia la storia del suo bisnonno e delle terribili vicende da lui vissute durante la Prima Guerra Mondiale. E’ anche la storia che lega l’Uomo alla Natura, che assiste ignara alle vicende umane: gli alberi muti costellano tutto il racconto. Ed è la storia della figlia di Silvano, che vuole vivere nel presente e non capisce come mai il padre sia irrimediabilmente attratto dal passato. E’ infine la storia della conquista dell’identità, che si scava nel volto umano segnato dal pianto. Ma così raccontate le storie di “Unastoria” non trasmettono l’intensa esperienza interiore che questa graphic novel permette di vivere: il nucleo di “Unastoria” sono tavole ad acquerello, che sciolgono emozioni profonde e sembrano penetrare direttamente nell’animo per scovarvi ricordi lontani, dolori nascosti, paure ancestrali.

Se lieto fine c’è, è un lieto fine che evidenzia soprattutto la fragilità umana e il suo essere tenacemente ancorata alla speranza che, sola e incerta, colora i desideri degli uomini e illumina anche i momenti più bui.

“Anche nel buio della notte più scura... Il cielo possiede una luce sua. Mi chiedo, amore... Da dove viene questo chiarore? Non dalle stelle che son troppo lontane... Non dalla luna, assente. Viene dai nostri desideri, forse? Che siano i nostri cuori, le speranze, a illuminare il cielo? O le nostre famiglie. Le loro preghiere. I nostri bambini. Tu.”


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