• Rachele Bindi

Segna-Libri: “Quichotte”


Salman Rusdhie "Quichotte"

«E comincerò anche a cercare le altre persone. Quelle come me, che hanno la fine del mondo negli occhi» Per chi come me ha amato El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes Saavedra fino ad identificarsi con il protagonista e a portarsi dietro per anni citazioni dal testo, non è affatto semplice avvicinarsi alla miriade di rifacimenti e trasposizioni che dal capolavoro sono scaturite.


Ammetto però che ho amato il film L'uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam (2018) e che ho veramente divorato con piacere il Quichotte di Rusdhie. Rusdhie dice di rifarsi alla trasposizione teatrale di Jules Massenet che a sua volta si rifaceva a Le chevalier de la longue figure, opera teatrale del poeta Jacques Le Lorrain. In effetti però nel romanzo si ritrovano le suggestioni dei personaggi principali: a me è sembrata una operazione narrativa veramente interessante non riproporre una vera trasposizione, ma assegnare a dei personaggi moderni i tratti distintivi e le caratteristiche di personalità dei personaggi di Cervantes.

La storia si ambienta ai nostri giorni e l'artificio letterario è che sia lo scrittore Sam Du Champ a scrivere la storia del moderno hidalgo. Seguiamo il cavaliere moderno inventato in un viaggio sia fisico (un lungo on the road che attraversa l'America) sia interiore (alla scoperta di se stesso). Lo vediamo cercare un rapporto con un figlio immaginario che ricorda Sancho ma un po' anche Pinocchio (se non altro nell'essere vivo grazie proprio al desiderio del padre, visto che ci viene descritto come concepito “con la sola forza del suo desiderio e grazie al favore delle stelle”) e correre incontro alla sua Dulcinea, che in questo caso si chiama ironicamente Salma.


In questo viaggio si parla dei nostri giorni: della sofferenza e degli psicofarmaci, della tv spazzatura e della cultura pop, dell'India che fa da collante tra i personaggi, dello scrivere storie...insomma un romanzo labirintico che ci fa riflettere, ci fa ridere (almeno a me in alcuni momenti è sembrato esilarante) e ci porta dentro a tanti mondi interiori.


Nel testo si legge una nota per il lettore: «Una parentesi, gentile lettore, se me la concedi: si potrebbe sostenere che le storie non dovrebbero debordare in questo modo, che dovrebbero svolgersi in un luogo o in un altro, mettere radici nell’altro o nell’uno e sbocciare da quell’unico suolo; eppure molte delle storie odierne sono e devono essere così, plurali e debordanti, perché si è verificata una specie di fissione nucleare nelle vite e nelle relazioni umane, le famiglie si sono divise, milioni e milioni di noi si sono spostati ai quattro angoli del globo (notoriamente sferico e, perciò, privo di angoli), per necessità o per scelta. Queste famiglie disintegrate sono probabilmente le lenti migliori a nostra disposizione per osservare il nostro mondo disintegrato».


Insomma, un testo che permette una lettura su più livelli: un rifacimento di Cervantes, dei rimandi a Joyce e ad alti capolavori (ti sfido a trovare la battuta in cui ci si riferisce a E. M. Forster e al suo Passaggio in India), una lettura sociologica del nostro mondo, una lettura interiore del protagonista...ognuno è libero di trovare ciò che cerca o, ancora meglio, ciò di cui ha bisogno.


“Ogni ricerca” rispose Quichotte “si svolge sia nel campo della realtà, che in quello mostratoci dalla carta geografica, sia in ambito simbolico, per il quale le sole mappe a disposizione sono quelle invisibili che abbiamo in testa. Tuttavia è anche attraverso un percorso reale che si giunge al Graal. Possiamo anche aspirare a un fine oltremondano, ma dovremo pur sempre viaggiare sulla Interstate.”

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