• Rachele Bindi

Segna-Libri: “Qualcosa per cui vivere”


Richard Roper "Qualcosa per cui vivere"

Il protagonista di questo romanzo fa un mestiere su cui non avevo mai riflettuto: è un funzionario dell’amministrazione di Londra incaricato di rintracciare i parenti delle persone che muoiono da sole. Per questo spesso si trova a fare soprallughi nelle case dei defunti in cerca di indizi che possano rivelare la presenza di parenti ed affetti. Un lavoro che lo porta a contatto con quella parte di vita che le persone non mostrano agli altri: con i cassetti disordinati, con la sporcizia rimasta nel frigo, con le lettere mai aperte o che sono rimaste senza risposta.

Insieme ad Andrew incontriamo la solitudine, quella di chi non ha nessuno con cui passare il fine vita, nessuno cui appoggiarsi, nessuno, spesso, che si accorge della dipartita.

Andrew ha mentito al suo colloquio di assunzione e ha continuato a mentire ai colleghi: finge di avere una famiglia, una vita serena e piena di affetti, mentre invece passa il suo tempo non lavorativo in una solitudine piena di dolore, in cui l’unico conforto sono i trenini elettrici e la chat room di appassionati cui lui partecipa.

Un equilibrio veramente precario, quello di Andrew, che viene definitivamente rotto dall’arrivo di una nuova collega, Peggy, che senza rendersene conto lo costringerà a fare i conti con la realtà.

Abbiamo tutti qualcosa in comune con Andrew, ogni volta che decidiamo di mostrare solo Persona, la nostra parte migliore, la nostra maschera sociale, lasciando intendere agli altri che sia la nostra totalità. Non è facile mostrare i propri difetti, i propri disagi: la nostra società bada alle apparenze e difficilmente ci invita a scavare sotto la superficie.

La storia, sintetizzata in questo modo, potrebbe sembrare molto triste ma Roper sa farci tirare il fiato al lettore con dettagli di humor british e momenti di tenerezza assoluta.

Quella di Andrew e Peggy è anche una storia d’amore, che a mio avviso trova la sua espressione massima in questa citazione, che vi riporto:

«Vedere Peggy corrergli incontro in quel modo, capire che la sua presenza era importante nella vita di un altro, pensare che forse dopo tutto lui non era solo un mucchietto di carbonio destinato a una bara disadorna gli diede una scarica di felicità pura…»

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