Segna-Libri: “La cacciatrice di storie perdute”


Sejal Badani "La cacciatrice di storie perdute"

Narratrice garbata e intensa, Sejal Badani porta il lettore al centro di una situazione esistenziale, umana, vorrei dire radicale: L’infertilità.

La protagonista Jaja e il marito tentano ripetutamente di avere un figlio, ogni volta è una cocente delusione: Jaja rimane incinta ma purtroppo è vittima di ripetuti aborti, che la giovane donna vive come lutti devastanti e irreparabili. Jaja si chiude in un dolore sordo, inconsolabile. Il rapporto tra marito e moglie si logora , i due, pur legati da un amore profondo, non si toccano più umanamente. Si separano.

Jaja fa una breve visita ai suoi genitori, ma anche qui soffre per il rapporto da sempre distaccato con la madre, alla quale si sente profondamente legata e dalla quale sente giungerle rivoli d’affetto, ma qualcosa di insondabile le divide.

La madre, nata e cresciuta in India, si era sposata con un americano, quindi trasferita negli Stati Uniti e sembra aver lasciato le sue origini in un recesso nascosto e irraggiungibile. Jaja scopre casualmente che il nonno era morto di recente e che la madre si era rifiutata di recarsi in India per un ultimo saluto. Questa circostanza socchiude uno spiraglio sul passato trascorso nel Paese natio dalla madre e diviene per la giovane una possibilità: Jaja decide di partire alla ricerca della storia delle sue radici, della sua origine, di una segreta e sconosciuta parte di sé.

In India Jaja viene accolta da un fedele a affezionatissimo domestico,Ravi, che aveva conosciuto e vissuto con la nonna, Amisha e conosciuto la madre quando era molto piccola. Più che un domestico, Ravi era stato un amico sincero e devoto della nonna di Jaja, di cui custodiva con amorosa gratitudine la storia e la memoria.

E’ quella storia che Ravi dona alla giovane donna, in pagine intense e commoventi, in cui si dischiude la vita della nonna e con essa il segreto della madre. Quella storia, anzi quelle storie sveleranno un insondabile legame tra Jaja e la nonna Amisha: entrambe affidano alla scrittura la possibilità di esprimersi, di elaborare I vissuti dolorosi e di accedere a nuove forme di amore, di cura e di condivisione.

Ma i finali, si sa, non si raccontano mai!

esiste davvero una decisione che posso prendere per cambiare il futuro?”


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