• Rachele Bindi

Segna-Libri: “In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo”


Rolamd Schimmelpfennig "In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo"

«In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo un lupo solitario attraversò poco dopo il sorgere del sole il fiume ghiacciato che separa la Germania dalla Polonia».

Avete capito bene: il romanzo mutua il titolo dalla sua stessa prima riga.


Un romanzo che ci racconta le storie di alcuni personaggi che si alternano nei capitoli, tenuti insieme dalla visione del lupo che, reale o presunto, si aggira nei dintorni di Berlino. Le vite dei personaggi sono scritte in maniera molto strutturata, ma anche chiara e con un linguaggio semplice.

Eppure la lettura di questo romanzo non è affatto semplice: la difficoltà del lettore, a mio avviso, non ha niente a che fare con la forma o la struttura, è tutta legata ai contenuti. Le pagine ci portano veramente in quel gelido inizio del ventunesimo secolo e ne viviamo, nel tramite dei personaggi, tutto lo smarrimento esistenziale e sociale.


Una fiaba metropolitana piena di personaggi che vivono in qualche modo assieme senza una vera vicinanza emotiva, di personaggi sradicati dalle loro origini e pieni di timori insuperabili, di personaggi feriti che cercano vari modi per sostenere il dolore, dalla fuga, all'alcool, alla caccia al lupo.

Lo spirito del tempo pervade le pagine: la solitudine è talmente profonda che entrare in relazione con la presenza del lupo, fosse anche immaginaria, è già qualcosa.

«Sapete che ho visto il lupo? Credo di averlo visto, almeno. Avete sentito parlare del lupo? Da queste parti c’è un lupo. Mi sa che l’ho visto».


Un personaggio riesce per caso a scattare una foto del lupo, mentre chi ne va a caccia non riesce a sparargli, rimanendo bloccato davanti al suo sguardo, tanto da esserne in seguito ossessionato in quanto «Il lupo lo aveva messo di fronte a se stesso».


Non vi svelo la trama per lasciarvi la possibilità di scoprire la storia, che in fondo richiama anche i nostri tempi desolati e le nostre paure più radicate.

Quando la avrete letta, se vorrete incontrare di nuovo il lupo vi consiglio "Duemila giorni con i lupi" di Jim e Jamie DutcherJodi, "La solitudine del lupo" di Picoult e "L’ultimo lupo" di Jiang Rong.






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