• Rachele Bindi

La Libroterapia nei nostri tempi oscuri



«Siamo fatti di storie e abbiamo bisogno di materiale narrativo creato da altri per avere spunti, nuove parole, nuove possibilità di raccontarci e di confrontarci con quelle vicende che non ci sono ancora accadute»*


Credo che il mio lavoro libroterapico degli ultimi dieci anni si possa riassumere in questa frase. Fornisco materiale letterario per aiutare le persone a conoscersi meglio, sondare le profondità del loro inconscio, affrontare disturbi personali e esperienze collettive.

I libri non sono farmaci e la loro sola lettura non basta certamente a curare malanni, anche se farebbe comodo pensarlo. Possiamo però far diventare la lettura un momento di cura di noi stessi imparando a leggere con metodo, a creare la nostra lista di lettura attraverso un accurata analisi dei nostri bisogni narrativi. Certamente serve qualcuno che supervisioni questo processo ed è esattamente quello che faccio.

I lettori che si rivolgono a me si lasciano guidare nella lettura di testi di narrativa imparando a cercare nelle storie spunti, occasioni di riflessione e possibilità di benessere.

La libroterapia si aggancia alla base poetica della mente, bene spiegata da Hillmann nel suo testo del 1983, che si muove tra la psicoterapia e la letteratura, tra “l’arte di curare” e “l’arte di narrare”.

Nel cercare di trovare l’arte narrativa nella psicoterapia e di vedere la psicoterapia come una attività narrativa, Hillman ci ricorda che la psicoterapia è riuscita ad inventare una narrativa che cura: il Romanzo Terapeutico, che si differenzia soltanto per lo stile e la trama usati dagli scrittori delle diverse scuole.

“Che ne è della storia che cura, della terapia delle arti letterarie? Potrebbe la psicologia del profondo aver qualcosa da dire allo scrittore sull’azione terapeutica propria del suo campo?”

Io ho trovato la mia risposta a questa domanda. Attraverso la conoscenza della psiche che deriva dalla mia impostazione teorica analitica junghiana, leggo le storie cercando in esse gli archetipi, ovvero le figure di senso collettivo che possono promuovere nei lettori quel dialogo necessario per affrontare ogni tipo di sfide del nostro quotidiano.


Leggere fa bene, non sono la sola a ripeterlo da anni: avere un bagaglio di narrazioni diventa un meccanismo adattivo di sopravvivenza, permettendo all’individuo di attingere dalla storia altrui per ottenere quelle risposte, quelle amplificazioni di senso che possono non essere facili da trovare nell’esperienza quotidiana.

La libroterapia ha come obiettivo quello di aiutare i lettori a divenire lettori di se stessi, arrivando a conoscersi meglio attraverso la metodologia di lettura e riflessione che viene proposta e sostenuta durante i momenti di incontro col professionista.

Il secondo obiettivo è quello di diffondere la fruizione di materiale letterario tra i non lettori, mostrando che esiste un ulteriore motivo per approcciarsi alla lettura per coloro che non vi hanno trovato piacere o interesse. Questo motivo ha a che fare con la possibilità di prevenire la povertà amplificativa, con il sostenere lo sviluppo della nostra personalità e con l’entrare in maggiore connessione con il nostro inconscio arrivando ad esperire la felicità per come i Greci la intendevano, ovvero l’eudaimonia: la capacità di riconoscere le nostre necessità più profonde, di ascoltare di noi stessi, rafforzando le nostre parti deboli e a valorizzando i nostri punti di forza.

La libroterapia nei nostri tempi oscuri

Con la pandemia la ricerca dell’eudaimonia si è tradotta, nel mio lavoro libroterapico, nell’offrire materiali narrativi per aiutare i miei lettori ad elaborare attraverso la letteratura gli eventi pandemici.

Ho promosso il confronto con storie adatte a far affrontare ai lettori l’epidemia trasformandola da evento percepito ma incomprensibile e angosciosamente non narrabile a evento simbolico, carico di senso individuale e collettivo.

Ho usato la letteratura sia come strumento per alimentare le risorse di resilienza degli individui, sia come possibilità di raggiungimento di una dimensione escatologica: interrogando i correlati simbolici ed archetipici del momento presente abbiamo volto lo sguardo oltre, verso la ricaduta individuale e collettiva.

Per rendere possibile questo superamento del momento di apocalisse, la lettura non è stata più solo nobile passatempo, ma con rapporto dialogico con il materiale narrativo, guidato dal metodo libroterapico. La richiesta verso i miei letto è da sempre quella di leggere con la matita in mano, con un quaderno a lato, imparando a raccogliere dal testo tutti gli spunti possibili per poi farsi domande, ripescare nei ricordi e avviare nuove riflessioni.


Oggi che la pandemia in corso mina le nostre risorse in termini di strategie per fronteggiare il periodo (soprattutto per chi ha vissuto eventi traumatici e lutti) e di possibilità di attingere nuove energie dalla nostra quotidianità stravolta, dobbiamo ricordare che la resilienza non è una dote naturale di cui essere o non essere provvisti, ma anzi una capacità da rafforzare con il corretto allenamento. Il fruire di storie può rivelarsi una delle vie privilegiate per sostenere la parte resiliente della nostra psiche, quello che Jung chiamerebbe l’archetipo dell’Eroe.

Cosa leggere in questo periodo

Come massimizzare gli effetti benefici della lettura? Possiamo decidere di procedere in due modi. Il primo è provare a distogliere il focus dei nostri pensieri dal qui ed ora, concedere alla nostra psiche di concentrarsi su altro per un po’ di tempo, prediligendo storie a lieto fine, narrazioni incentrate su viaggi in luoghi che ci affascinano o in altre epoche. Eroi di cui prendere a prestito la vita per mettere in pausa la nostra, nella consapevolezza che la bellezza è sempre benefica.

Possiamo in alternativa decidere di leggere per dialogare con la paura e con tutti i pensieri che ci opprimono per renderli meno terrificanti, scoprendo magari che in fondo abbiamo davvero caratteristiche eroiche che non conoscevamo di noi stessi. Per chi se la sente di approfondire attraverso la lettura le tematiche di attualità, una piccola lista di testi da cui partire: Jorge Amado “Teresa Batista stanca di guerra”, Roland Schimmelpfennig "In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo”, José Saramago “Cecità”, Margaret Atwood “L’altro inizio”. Narrativa per riflettere partendo dalla domanda. «Cosa possono dirmi queste storie di ciò che sto vivendo oggi?»


* Rachele Bindi, I libri che fanno la felicità, Vallardi editore

In foto, la mia Kreaturina (ig: @lekreaturine)



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