• Sara Di Crescenzio

Con un libro puoi: indagare il tuo rapporto con il cane


“Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione.” D. Pennac, Abbaiare Stanca


Di tutte le citazioni sui cani, questa è senza dubbio una delle mie preferite, non solo perché è scritta da Pennac, ma soprattutto perché riesce a riassumere in poche parole cosa significhi, per me, condividere la vita con un cane. Ci sono le aspettative, c’è la realtà, ci sono le difficoltà e ci sono gli insegnamenti.

Sin da bambina ho sempre sognato di possedere un cane. Me lo immaginavo lì seduto al mio fianco a guardare i tramonti e fantasticavo sulla sensazione che avrei provato nel sentirmelo camminare appoggiato alla gamba. Fantasticavo anche di poter dormire appoggiata su di esso, come in una di quelle illustrazioni che m’incantavano tanto perché il cane, si sa, ci ama incondizionatamente. Ma ne siamo proprio sicuri?

I cani ci accompagnano da centinaia di anni e si pensa che sia così perché un uomo impavido ha addomesticato un lupo o perché una graziosa bambina ha deciso di allevare un cucciolo di lupo rendendolo così un docile cagnolino. Sì, l’idea è affascinante e tocca sicuramente alcune corde importanti, ma la realtà è che alcuni canidi (discendenti del lupo, ma già non più lupi), quando hanno scoperto che l’uomo lasciava un sacco di resti di cibo in giro, hanno pensato che questo fosse un modo decisamente meno dispendioso della caccia per approvvigionarsi il cibo ed ecco che sono diventati i nostri migliori amici. Lo so, questa seconda storia vi ha irritato profondamente, ma purtroppo la scienza ha delle prove inconfutabili. Potrei consigliarvi un numero infinito di saggi sui quali approfondire l’argomento della domesticazione del cane, ma temo ne uscireste in un certo senso frustrati dal punto di vista emotivo.


Per fortuna, accanto alla scienza ci sono i romanzi e c’è il nostro bisogno di narrazione che ci accompagna da ancor prima che il nostro apparato fonatorio fosse in grado di articolare parole. E di narrazioni a tema canino ce ne sono infinite. I cani sono stati protagonisti dei racconti di Rudyard Kipling e di Jack London. Le sorelle Bronte ne hanno posseduti moltissimi e Gabriele D’annunzio ha persino fatto costruire un mausoleo dedicato ai suoi adorati levrieri ed alani. Se siete appassionati d’arte forse saprete che a Venezia sono sepolti i cani di Peggy Guggenheim e che Pablo Picasso possedeva un bassotto di nome Lump. Non solo, si narra che un uomo “tutto d’un pezzo” come Winston Churchill fosse follemente innamorato del suo barboncino e persino la penna affilata di Michel Houellebecq s’intenerisce di fronte al proprio corgi e lo definisce “una macchina per amare”.

Ma perché vi sto proponendo di andare a scavare dentro di voi attraverso i libri sui cani? Beh, prima di tutto perché ci troviamo nel posto adatto, cioè il portale di libroterapia, quel luogo meraviglioso in cui impariamo a conoscerci meglio grazie alla lettura. Inoltre, considerando che per la maggior parte di noi il cane è a tutti gli effetti un membro della famiglia, ho pensato fosse interessante andare ad indagare il ruolo del nostro fedele amico fra le pagine di alcuni romanzi.


Per chi avesse voglia di un breve assaggio in forma di racconti, consiglio “Il cane di Picasso” di Anja Rutzel e la raccolta di racconti edita da Einaudi: “Storie di cani”.

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