Segna-Libri: “Confidenza”


Domenico Starnone "Confidenza"

Quanto è solido il terreno su cui si costruisce la nostra identita’? Quali gli aspetti conosciuti e sconosciuti di noi stessi che ci portiamo dietro e che ci influenzano la vita?

Questo romanzo ci ricorda come la nostra identità sia costruita su “un terreno sismico”: siamo esseri complessi, abitati da aspetti contrastanti di cui possiamo diventare consapevoli se guardiamo in profondità le nostre relazioni e ci riappropriamo di ciò che è nostro, senza attribuirlo a qualcosa o qualcuno fuori di noi. La relazione tra Pietro e Teresa è una relazione turbolenta che si conclude in modo apparentemente pacifico con un patto: raccontarsi ciò che di più turpe e vergognoso l’altro ha fatto per non lasciarsi più; dopo poco i due si lasceranno ma la loro relazione durerà una vita, perché Pietro e Teresa sono l’uno lo specchio dell’altro, attratti dalla stessa vitalità e dalla stessa pericolosità, che riversano su coloro che dicono di amare.

Un rapporto di dipendenza- e chi di noi può dire di non esserlo almeno in parte’? - quello che Starnone delinea con l’abilità di sempre, in una storia che si legge tutta d’un fiato e ci tiene sospesi fino al colpo di scena finale: empatia e altruismo da un lato, anaffettività ed egoismo dall’altro. Le persone che abbiamo scelto accanto a noi ci assomigliano: spesso, a loro deleghiamo le nostre Ombre e in loro le rifiutiamo. Le ferite d’infanzia ci perseguitano come il protagonista Pietro, che sfida il proprio narcisismo e la propria onnipotenza alimentando la relazione con Teresa a cui ha dato il potere di smascherarlo. I temi centrali della vita si ripetono: Eros e Tanatos - per dirla con Freud - ci abitano fin dalle origini: i nostri sforzi per nascondere l’uno ai danni dell’altro non fanno che evidenziarne maggiormente l’importanza. Su questo equilibrio instabile il libro si regge e alimenta le nostre domande più vere su chi siamo davvero e su chi vogliamo essere senza sciogliere quei nodi privati che ognuno conosce. Starnone ci mostra, ancora una volta, come narrare sia mentire e mentire sia un altro modo per dire la verità. Da leggere.

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