• Benedetta Pazzagli

Segna-Libri: “Fuoco al cielo”


Viola di Graddo "Fuoco al cielo"

Il libro è ispirato ad un fatto di cronaca che ha sconvolto il mondo e che ha avuto luogo in alcuni villaggi solitari al confine con la Siberia, colpiti da tre catastrofi nucleari tra gli anni 50 e 60: il plutonio entrò nelle ossa a duecentosettantaduemila persone, alterando per sempre il loro DNA.

I personaggi principali sono Tamara, che nasce e vive in uno dei villaggi contaminati e Vladimir, che giunge alla “città segreta” da Mosca per occuparsi di chi nessuno vuole curare.

I due si incontrano e vivono una passione travolgente, fatta di aspetti vitali e distruttivi insieme. Tamara è insegnante e le piace insegnare finchè ci sono bambini e la scuola è aperta: ricorda la sua infanzia, i giochi nel fiume e il lavoro dei genitori. Un giorno, quando lei è ancora piccola, la famiglia assiste impotente, come tutte nel villaggio, a quel “fuoco al cielo” che riempie l’aria e l’acqua di scorie radioattive e la vita cambia in un attimo: a nessuno è più permesso uscire ed entrare dalla “citta’ segreta”, che è cancellata dalle mappe.

Tamara si ritrova sola nel giorno del suo tredicesimo compleanno, assistendo impotente alla morte atroce dei suoi genitori, contaminati dalle acque del fiume in cui lavorano, senza che nessuno la consoli e si prenda cura di lei. Poi anche gli altri - bambini e adulti del paese- muoiono o vivono come creature strane e deformi, al limite dell’umanità. Ma chi è davvero al limite dell’umanità? Queste persone o coloro che sono deputati a prendersene cura?

Entrambi, Tamara e Vladimir, sono nati per amare, ma hanno paura di amare, fino a quando Tamara scopre di attendere un bimbo e vive in sé prima la paura di dare alla luce un essere deforme, poi la tristezza di averlo goduto solo un attimo. La presenza di un altro essere trovato nella foresta, anch’esso al limite dell’umanità, fa riemergere in Tamara il sentimento dell’amore. Un amore che turba e che fa paura: Tamara “la pazza” - come ormai la chiamano gli abitanti del paese- Tamara che ha perso un figlio e ora dice di averlo ritrovato, è considerata “pericolosa” dalla comunità, che si difende arrivando fino alla violenza più estrema.

Il racconto ci tiene sospesi fino all’ultima pagina, alla lettera che Tamara scrive a Vladimir, parole che ci dicono dei suoi sentimenti più autentici e di chi e cosa sia più mostruoso oltre ciò che è deforme per natura:la vera mostruosità è quella di chi non riconosce nell’altro quella umanità che gli ricorda la propria e distrugge se stesso e gli altri senza pietà. Un libro terribile e commovente insieme che ci racconta chi siamo, le nostre luci e soprattutto le nostre ombre.

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