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La libroterapia come esperienza


I teorici della Gestalt Therapy considerano la psicoterapia un’esperienza, per la precisione un tipo di esperienza corporeo-relazionale. Prendendo le mosse da questo assunto teorico è possibile rintracciare anche nella libroterapia l’aspetto che la rende “esperienza” e, in quanto tale, terapeutica nel suo stesso “farsi”.

In questo anno di lavoro con il mio gruppo di libroterapia mi sono spesso ritrovata a chiedermi cosa fosse terapeutico nel lavoro proposto. Al di là del percorso più o meno strutturato che prende forma da quello che di volta in volta si crea nell’incontro mensile mi sono convinta sempre di più di come la libroterapia sia efficace nella promozione del benessere psicologico in maniera diversa di come lo sia la semplice lettura. Il valore terapeutico della lettura è infatti cosa già nota…ma proviamo a immaginare e a declinare quello che avviene in un gruppo di libroterapia.

I partecipanti leggono lo stesso libro, nello stesso tempo, quello di un mese, arrivano nello stesso luogo e si incontrano per parlare di qualcosa…qualcosa di non definito che però prende le mosse da questa matrice comune che è il romanzo proposto. Il tempo ha dei confini precisi: un mese per leggere, due ore e mezza per parlare. Lo spazio è altrettanto definito: L’Altracittà, la meravigliosa libreria romana che ci ospita. Il tempo e lo spazio nel loro dare confini chiari e definiti in cui poter stare, in cui potersi muovere, in cui poter portare se stessi diventano, così, importanti contenitori di “senso”.

E poi c’è il gruppo, ci sono le persone, che hanno in testa lo stesso libro, che hanno lo stesso tempo che li accomuna e lo stesso spazio da abitare. Le persone, che con il loro andare e venire, con il loro esserci e poi “mollare” rendono questo spazio e questo tempo vivi, pieni, vibranti. Le persone, eccolo qui il valore aggiunto! Il valore terapeutico che si integra con la bellezza della lettura. La relazione tra le persone. Ognuno legge lo stesso libro e attraverso il libro farà esperienza di se stesso e di se stesso con l’altro. E’ sempre la relazione ad essere terapeutica nel momento in cui ti permette di metterti in gioco, di sperimentare qualcosa di nuovo e di essere sostenuto nel farlo. A volte mi ritrovo durante il gruppo a cambiare di posto, a incontrare così, grazie a questo modificarsi della distanza, i corpi dei partecipanti, corpi che danno sensazioni diverse, che muovono vissuti nuovi e unici. Quest’esperienza è irripetibile! L’esperienza che fa il corpo di ognuno quando entra in vicinanza con quello dell’altro è un’esperienza unica nel suo farsi e non ce ne sarà mai un’altra esattamente uguale. Ampliare la consapevolezza che l’altro ha di sé è un processo, lungo, fatto di minuscoli passi, e non può non iniziare dal corpo, dall’esserci con l’altro nella condivisione non tanto o non solo degli obiettivi ma soprattutto di un tempo e di uno spazio in cui è possibile stare perché è possibile appartenere. Ecco, questa è l’esperienza della libroterapia: trovare un posto da abitare, un libro tra le mani o nella testa, un tempo da modulare a proprio piacimento e tante persone con cui permettersi semplicemente di “stare”.

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