• Rachele Bindi

Chi è il Libroterapeuta?


A chi non è capitato di essere un po’ terapeuta di se stesso leggendo un buon libro? Davanti ad una pagina che davvero ci “parla”, ognuno di noi può trovarsi a riflettere profondamente sui propri contenuti.

A chi non è capitato, da ottimo lettore o da libraio, di consigliare un libro ad un amico o ad un cliente e sentirsi poi dire che era proprio il libro “giusto”?

A chi non è capitato di dire “questo lo so fare anche io”?

Ecco, il libroterapeuta, però, fa qualcosa di diverso. Non si tratta solo di consigliare il libro “giusto” o di riconoscere un passo profondo in un testo, si tratta di conoscere i correlati psicologici, di aver masticato la teoria e aver provato sulla propria pelle la terapia. Serve di conoscersi bene per parlare agli altri senza confondersi con i propri temi, senza dire troppo o troppo poco, senza rischiare di toccare fili scoperti o far diventare verità le proprie opinioni.

Esistono, dopo la diffusione dei testi di Silvera, decine di presunti libroterapeuti, di cui non intendo affatto sondare le capacità o le motivazioni; quello che interessa a me è la “cassetta degli attrezzi” con cui si approcciano a questo lavoro. A mio avviso (e nemmeno solo a mio, visto che ci sono delle leggi in merito), quando si parla di “terapia”, qualunque sia lo strumento usato (e il libro non è altro che uno strumento), è lo psicoterapeuta ad essere chiamato in causa, quello che ha, per così dire, il giusto stetoscopio per visitare le profondità della psiche e la candela in mano per non perdersi.

Per parlare di libri, invece, va bene chiunque li legga. I gruppi di lettura sono uno dei migliori modi per stare con gli altri, i seminari, gli incontri a tema, possono essere momenti interessantissimi. La passione è sempre apprezzabile, la buona volontà pure, ma non la chiamiamo libro-terapia.

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